Limonaia Palazzo Capponi

Firenze, Italia

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NOTE STORICHE

HISTORICAL NOTES

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La “Limonaia” delimita il confine nord del giardino di Palazzo Capponi, sito in Via Gino Capponi.

 

Jacopo Salviati acquist questo terreno nel 1579 e vi realizz un casino ed un giardino, arricchendolo con essenze rare ed opere d’arte, tanto da renderlo ben presto famoso e oggetto di grande prestigio. Il giardino del Salviati si apriva gi allora verso via del Mandorlo, attuale via Laura con un portale grandioso arricchito da statue del Tribolo e si sviluppava secondo uno spartito regolare di aiuole, arricchite da statue e fontane.

 

Si trattava dunque di un giardino molto importante di cui per difficile ricostruirne l’esatta forma e consistenza. La pianta redatta dal Monsignori nel 1584 lo rappresenta gi totalmente delineato e concluso verso nord da una struttura che corrisponde all’attuale limonaia. Al centro di questo fronte riconoscibile un’ampia apertura in corrispondenza della quale si erge un attico.

 

Questa apertura potrebbe essere riconoscibile nell’arcata centrale dell’attuale limonaia che oggi cela una bellissima grotta artificiale. Essa probabilmente esisteva gi ed era un elemento importante dell’antico giardino Salviati. Essa risponde infatti ad uno schema canonico impostato nel secolo precedente e ben noto al duca che ne aveva realizzata una simile nel suo palazzo di via del Corso.

 

Con atto del 20 novembre 1698, registrato con arroto nei primi mesi dell’anno successivo, il giardino pervenne alla famiglia Capponi: il Senatore Alessandro Capponi acquist dal “sig. Duca Anton Maria Salvati figliolo ed erede testamentario del sig. Duca Francesco Maria Baron Romano….. ….. un casino con suo giardino e casa per il custode posto in Firenze in via Salvestrina Popolo di San Michelino a Visdomini”.

 

Al giardino realizzato dal Salviati, Alessandro Capponi apport molte modifiche significative. In particolare dal gennaio del 1706, quando il grandioso Palazzo Capponi era gi concluso, nel giardino iniziarono a concentrarsi lavori importanti proprio sulla struttura della limonaia. Fu Bartolomeo Nencioni, idraulico di Pratolino, l’esecutore delle principali opere. Egli procur sassi d’Arno e rena, sassi di cava e anche spugne, consum una quantit incredibile di nero fumo, chiodi, sapone e gesso.

 

I lavori continuarono fino alla fine del 1908 e nel frattempo la grotta e gli ambienti del corpo di fabbrica che chiudevano il “giardino segreto” del Salviati furono trasformati in uccelliera di cui la grotta costituiva un prestigioso accesso.

 

L’intento di Alessandro Capponi, sostenuto dalla sua cospicua posizione finanziaria e spinto dai desideri di fasto maturati a Roma, era quello di realizzare una costruzione prestigiosa e in auge gi nel secolo precedente.

 

Ma come mostra una stampa databile intorno al 1730 del Wemer, l’uccelliera appare ancora con un fronte privo dell’attuale disegno unitario. La porzione che va dal palazzo alla parte centrale risulta priva di aperture e di qualsiasi elemento architettonico. Solo nell’angolo dove le due pareti ortogonali fra loro si incontrano vi sono le due nicchie realizzate in bozze di pietra arenaria mentre non sono rappresentate le statue che l’adornano. La parte centrale, ovvero il grande portale di arenaria come pure l’attico che lo sovrasta e le due specchiature che lo fiancheggiano, rappresentata con elementi architettonici e decorativi simili a quelli esistenti. Sono presenti il Bacchino, la meridiana, le losanghe che decorano le specchiature, i piccoli obelischi del coronamento. I due piedistalli accanto all’attico, che oggi sostengono dei busti marmorei, risultano sul disegno sormontati da due leoni. Va per ricordato a difesa della veridicit del Wemer, che il libro dei conti il 20 luglio del 1700 riporta le spese sostenute per due leoni di pietra realizzati da Antonio Catani per il giardino.

 

Il giardino quindi dopo il 1730 fu interessato da ulteriori lavori di trasformazione.

 

Le fasi di realizzazione dell’apparato decorativo di quella parte della limonaia che sul Wemer risulta ancora spoglia, sono dunque probabilmente legate alle fasi di completamento dell’intero complesso, e furono fatte per iniziativa dei figli di Alessandro, Scipione e Francesco Maria.


DESCRIZIONE DEGLI ELEMENTI FORMALI E MATERICI DELLA  FACCIATA

Le superfici della facciata della limonaia sono interamente decorate seguendo una composizione geometrica ed in simmetria con l’asse centrale del corpo sopraelevato su cui campeggiava una meridiana di marmo bianco. Sul coronamento del tetto sono collocati alternati otto busti in marmo e sei vasi in materiale conglomerato. Alla sommit dell’edificio centrale collocata una statua in marmo bianco ai cui lati si trova una balaustra in pietra serena e due obelischi dello stesso materiale. Ai lati delle facciate due nicchie realizzate con un parametro a bozze in pietra serena contengono due statue realizzate in muratura con finitura a malta di calce.

 

Il rivestimento formato da decorazione musiva e concrezioni calcaree. I mosaici policromi sono composti da tesserine di marmo bianco di Carrara, verde di Prato e rosso di Monsummano, loppa di altoforno, composizione di conchiglie di varie dimensioni e provenienze, sia di mare che di fiume. Le porzioni di frammenti di pietra spugna a varie pezzature sono fissati alla superficie muraria con chiodi in ferro e malta con sabbia grossa, le stalattiti con staffe e filo di ferro o rame.

 

Ad intervallare la decorazione musiva vi sono le aperture dei finestroni e delle specchiature  intonacate e rivestite da supporti di legno a grisage.

 

La muratura di supporto mista, in pietra e laterizio, ed in vaste porzioni era in vista per la completa perdita dello strato superficiale di intonaco che costituito da rinzaffo di malta calce e sabbia fine lisciata a ferro. La malta di allettamento soprastante differenziata a seconda del materiale da supportare. Quella che sostiene i diversi marmi pigmentata per assumere la loro stessa colorazione. Alcune superfici sono ad intonaco liscio e modellato a formare modanature e motivi architettonici.

 

 

 

 

 

La costruzione del fabbricato in oggetto risale chiaramente all’epoca della costruzione dello stesso Palazzo Capponi (1705 su progetto dell’architetto Carlo Fontana) o perlomeno al periodo immediatamente successivo.

 

Infatti, la conformazione a pianta trapezoidale denota la necessit di regolarizzare l’area disponibile per rendere il giardino a pianta perfettamente geometrica con l’asse dello stesso Palazzo.

 

E’ evidente che la funzione originaria della stessa costruzione fosse collegata alla vita dello stesso giardino, per cui la denominazione “limonaia” ossia luogo dove si alloggiano piante particolarmente delicate quali i limoni. Il locale posto centralmente, per il suo caratteristico scenario, era palesemente stato creato per l’esposizione di rarit floreali e di uccelli.

 

Analogamente allo stesso Palazzo principale dove gli alloggi della servit erano collocati nelle soffitte, cos nella costruzione in oggetto le piccole stanze al piano superiore furono usate quale alloggio del giardiniere.

 

Come risulta da notizie storiche il Palazzo era stato edificato dalla famiglia Capponi per le proprie esigenze abitative; era quindi praticamente in origine, una unica unit. Dopo la morte di Gino Capponi avvenuta nel 1876, nel palazzo furono eseguiti notevoli lavori per suddividerlo in appartamenti, uffici, ecc.

 

Nel 1939, in occasione dell’accertamento generale della propriet immobiliare urbana, furono censite dal catasto N. 32 unit immobiliari, fra le quali per non figurava la Limonaia.

 

Nella planimetria presentata in quella occasione, recentemente reperita, tale costruzione risulta invece fra i locali facenti parte del complesso, ed indicati come parti comuni, quali le cantine, la portineria, le rimesse, e lo scalone d’onore, con il salone delle feste ed il giardino, ossia accessori non censibili secondo le disposizioni catastali del tempo.

 

   
 
 
 

Limonaia Capponi, Firenze, Italia